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Sulla nomina del direttore di struttura complessa decide il giudice ordinario: la pronunica delle Sezioni Unite.

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  Le Sezioni Unite civili, con la sentenza n. 3868 del 20.02.2026,  premessa la legittimazione del giudice amministrativo a disporre il rinvio pregiudiziale ex art. 363-bis c.p.c. su questioni attinenti alla giurisdizione, hanno affermato - ai sensi della menzionata disposizione - il seguente principio di diritto: «L’incarico di direzione di struttura sanitaria complessa, anche in base alla disciplina dettata dal comma 7-bis dell’art. 15 del d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, come modificato dall’art. 20 della legge 5 agosto 2022, n. 118, non è conferito tramite un pubblico concorso, con la conseguenza che, ai fini del riparto di giurisdizione sulle relative controversie, non trova applicazione il comma 4 dell’art. 63 del d.lgs. 30 marzo 2001, n. 165». Pertanto, hanno escluso la competenza del giudice amministrativo anche all'indomani della riforma del 2022 che ha reso obbligatoria la nomina da parte del Direttore Generale del candidato con il maggiore punteggio. Infa...

La responsabilità del medico in servizio con un collega assunto con il c.d. "decreto Calabria"

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       E' stato formulato a questo studio uno specifico quesito in merito alla responsabilità del medico in servizio con un collega assunto nella forma del c.d. "decreto Calabria".      Negli ultimi anni l’assunzione di medici specializzandi ai sensi del cosiddetto “Decreto Calabria” è diventata una prassi diffusa, soprattutto nei servizi ad alta intensità assistenziale come il Pronto Soccorso e le guardie notturne.      Questa modalità di impiego, tuttavia, non equivale a una piena equiparazione allo strutturato e richiede specifiche garanzie organizzative e di supervisione , con rilevanti implicazioni medico-legali.      La disciplina nasce dall’ art. 1, comma 548-bis della Legge 145/2018 , che consente alle aziende sanitarie di assumere medici iscritti alle scuole di specializzazione con contratto a tempo determinato e orario parziale.      La norma stabilisce alcuni principi cardine: lo specializzand...

Trattamento economico dei docenti universitari in servizio assistenziale: limiti alla retroattività dei Protocolli di intesa secondo la Cassazione 2025

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          La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31339 depositata il 1° dicembre 2025, ha affrontato la delicata questione della applicazione retroattiva di un Protocollo di intesa tra Regione Siciliana e Università di Palermo, volto a disciplinare il trattamento economico perequativo dei docenti universitari impegnati in attività assistenziali presso un’Azienda Ospedaliera.      I ricorrenti, docenti universitari impiegati in attività assistenziali, avevano contestato l’applicazione retroattiva di un nuovo Protocollo d’intesa, ritenendo che esso avesse pregiudicato trattamenti economici di miglior favore maturati in base al precedente Protocollo e già recepiti nei contratti individuali. In sede di merito, la Corte d’Appello aveva ritenuto legittima la retroattività invocando una presunta potestà delle parti di regolare ex tunc l’efficacia temporale dei Protocolli, a garanzia della continuità dei rapporti giuridici.     ...

Separazione delle carriere: cosa prevede la riforma del Titolo IV della Costituzione

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       Con la Legge costituzionale 30 ottobre 2025 , recante “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” , il Parlamento ha approvato una riforma organica del Titolo IV della Parte II della Costituzione , incidendo in modo significativo sull’assetto dell’ordinamento giudiziario.      La legge costituzionale è stata approvata in seconda deliberazione con una maggioranza inferiore ai due terzi dei componenti di ciascuna Camera; pertanto, ai sensi dell’ art. 138 Cost. , sarà sottoposta a referendum costituzionale confermativo , senza quorum di partecipazione.      La riforma mira a introdurre una separazione strutturale delle carriere tra: magistratura giudicante e magistratura requirente,  superando l’attuale modello di carriera unica , nel quale giudici e pubblici ministeri appartengono al medesimo ordine e sono governati da un unico organo di autogoverno e possono accedere all'uno o ...

Affitti brevi e condominio: cosa si può (e non si può) vietare secondo la Cassazione

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         Negli ultimi anni gli affitti brevi — attraverso piattaforme online — sono diventati una pratica diffusa anche nei condomini residenziali. Ma con la crescita del fenomeno sono aumentate anche le tensioni tra proprietari e vicini: chi teme il continuo via-vai di ospiti, chi lamenta rumori, chi teme una 'snaturazione' del contesto abitativo. La domanda è semplice, ma la risposta è tutt’altro che ovvia: un condominio può vietare gli affitti brevi?      Il punto di partenza è il diritto di ciascun condomino di usare liberamente la propria unità immobiliare (art. 832 c.c.), nei limiti stabiliti dal regolamento condominiale e dal rispetto delle parti comuni (artt. 1117 ss. c.c.). Solo i regolamenti contrattuali, approvati da tutti i condomini o richiamati nei singoli atti di acquisto, possono limitare i diritti individuali di proprietà. In pratica: un semplice voto assembleare non basta per vietare a un condomino di affittare il proprio apparta...

Estinzione della società per cancellazione dal Registro imprese non cancella i crediti! Le Sezioni unite.

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              Con la sentenza n. 19750 del 17 luglio 2025 , le  Sezioni unite civili , pronunciandosi sulla questione oggetto di contrasto rimessa dalla Sezione Prima civile con ordinanza interlocutoria n. 16477 del 2024, hanno affermato il principio di diritto secondo il quale "l'estinzione della società, conseguente alla cancellazione dal registro delle imprese , non comporta anche l'estinzione dei crediti della stessa, i quali costituiscono oggetto di trasferimento in favore dei soci, salvo che il creditore abbia inequivocamente manifestato, anche attraverso un comportamento concludente, la volontà di rimettere il debito, comunicandola al debitore, e sempre che quest'ultimo non abbia dichiarato, in un congruo termine, di non volerne profittare: a tal fine, non risulta tuttavia sufficiente la mancata iscrizione del credito nel bilancio di liquidazione , la quale non giustifica di per sé la presunzione dell'avvenuta rinunzia a...

Quando i figli tornano a casa da soli: il confine invisibile tra autonomia e reato

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  Ogni giorno, migliaia di genitori italiani affrontano un dilemma che sembra di poco conto ma che, a livello legale, può nascondere insidie serie: lasciare che i figli delle scuole medie tornino a casa da soli. Un gesto che molti vivono come un passo naturale verso l’indipendenza, ma che – secondo il nostro codice penale – può addirittura trasformarsi in un reato di abbandono di minore . L’articolo 591 del codice penale parla chiaro: lasciare senza sorveglianza un minore di quattordici anni può configurare il reato di abbandono, anche se si tratta di pochi minuti o di un tragitto breve. La norma parte dal presupposto che, sotto questa soglia, un ragazzo non sia ancora in grado di valutare e gestire i pericoli in autonomia. Questo significa che, se un bambino o un preadolescente va a scuola o torna a casa da solo, in teoria si potrebbe aprire un procedimento penale a carico dei genitori. Le liberatorie scolastiche che molte scuole chiedono di firmare non cambiano le c...